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Osservatorio sull'informazione in rete e le digital libraries

Archivio per dicembre 2009

Tra library 2.0 e 3.0

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In un interessante intervento al convegno del 15 e 16 dicembre della Fondazione Rinascimento Digitale dal titolo Cultural Heritage on line. Empowering users: an active role for user communities, Laura Campbell della Library of Congress (LOC) ha illustrato le numerose iniziative intraprese nel web per valorizzare l’azione della LOC per gli utenti e in particolare il successo dell’esperimento di distribuire alcune collezioni della LOC sui più diffusi social network, a cominciare da Flickr, Youtube, iPod.

Per la verità questo “cedimento” al 2.0 è meno eccitante di quanto possa apparire dato che l’essenza della sperimentazione sta tutta in una parolina, distribution, da distinguere nettamente dalla semanticamente e programmaticamente assai più impegnativa espressione: sharing. Quello che la LOC ha realizzato è infatti un adeguamento delle modalità di distribuzione delle collezioni bibliotecarie, alla mondializzazione della comunicazione imposta da internet.

La riflessione sulla peculiarità della cultura emergente nel web e di cui sono intrisi i media del 2.0 e sulle modalità per integrarla nell’approccio all’informazione tramandato (basato sulla centralità del supporto fisico cartaceo e della sua storia e sulla diffidenza del messaggio dei nuovi media, quali i social network) è altra cosa: i media del 2.0 sono invece visti soprattutto come mezzi, non contenuto, posizione comprensibile per una biblioteca nazionale, che ha compiti istituzionali ben precisi, ma non sufficiente per il più vasto mondo delle biblioteche che vanta una ricca tradizione di biblioteche pubbliche e non può storcere la bocca davanti alla informazione “non istituzionale” che nasce dalla crowd (The wisdom of the crowd è il titolo di un noto libro di J. Surowiecki ) e fa leva sull’intelligenza collettiva. Da questo punto di vista i tentativi di integrare le conversazioni nell’ambiente della biblioteca e nel catalogo stesso operata dalla Oaks Public Library o delineata nel progetto SOPAC di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, e che si sforzano di privilegiare l’attività di sharing, suscitano altrettanta simpatia.

Anche questa precisazione però non basta a porre in modo esauriente la questione del rapporto tra evoluzione del web e biblioteche. Prendiamo l’attività del social tagging: fino ad oggi si caratterizza per la soggettività della scelta, uso e perfino grafia della terminologia adottata in assenza di un vocabolario univoco, ma nelle comunità di rete, come più in generale quale strumento di ricerca, richiama una cultura di emergenze priva di istanze universalistiche, vague (vaga, cioè limitata a ciò che importa qui ed ora), e di rapido consumo nella comunicazione molti a molti. Ma ci sono modi di fare social tagging, più affidabili: mi riferisco al progetto Faviki, che trae la propria terminologia da Freebase , una banca dati i cui contenuti sono creati in parte dall’utente, nella logica del wiki, in parte  si appoggia su Dbpedia, costituita da dati strutturati estratti da Wikipedia le cui voci hanno un indirizzo web e link ai concetti espressi in modo univoco nel contesto degli articoli della enciclopedia online. Ne deriva un vocabolario in cui le parole sono non meri simboli ma concetti, connessi in una rete di relazioni (una rete, non una struttura imposta, per motivi di gestione, come quella gerarchica che caratterizza le classificazioni). In più il w3c ha pubblicato la codifica per inserire dati in formato RDF nell’html, cioè RDFa venendo incontro alla esigenza di utilizzo di dati strutturati, interpretata p. e. da Yahoo! SearchMonkey o da Rich Snippets di Google e fino a oggi affidata ai microformat o alla versione semplificata di RDF proposta da Talis, eRDF.

Nasce da queste sinergie il progetto Common Tag, a cui partecipano due comunità di servizi web: quella del social tagging, con Faviki e Zigtag e quella della ricerca nel web, con Yahoo, Adaptive Blue , Sindice , con anche Zemanta una applicazione che in base al contesto dei post, suggerisce contenuti relati e tags strutturati ai bloggers.

A completamento di questa panoramica, e con riferimento alla crescente disponibilità di dati strutturati, va ricordato che le biblioteche (per citare due casi presentati al satellite meeting dell’IFLA a Firenze  la Biblioteca nazionale Finlandese e quella Svedese) si sono distinte nel 2009 per la conversione dei loro record bibliografici in triple RDF in vista della loro adesione all’iniziativa dei linked data.

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Scritto da Nicola

18 dicembre 2009 alle 01:36

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